DOMANDA
Spero di trovare qualcuno che mi possa rincuorare
davvero!!Premetto che sono figlia di genitori divorziati con
regolare sentenza. Qualche tempo fa è arrivata a casa
una
"multa" da parte dell'agenzia delle entrate perche dal
2002 mia madre ha sempre detratto completamente le mie spese
dalla sua dichiarazione ... mentre in realtà ne avrebbe
dovuto detrarre solo il 50% ... in quanto la parte mancante
era detratta da mio padre!! Sia io che mia madre (ammetto la
nostra ignoranza in tal campo!!) non ne eravamo
assolutamente a conoscenza!!! E per di più in questi
anni ho
vinto borse di studio all'università e proprio in
questi
giorni ho saputo ke i controlli di reddito sul mio
certificato isee hanno dato esito negativo (e suppongo che
il problema sia quello ... visto che per il resto dovrebbe
essere tutto a posto). La mia domanda è chi ha commesso
l'errore? Cioè non è dovere del fiscalista
accertarsi
quanto detrarre, se detrarre e cosa detrarre?? (dato che
conosce bene la mia situazione e ha i documenti necessari in mano) ... o era dovere di mia madre sapere che io
potevo essere detratta solo al 50% ??? Ma se una donna non ha
dimistichezza in certi ambiti è ovvio che certe cose
non le
sappia!! Se al termine dei controlli risultassero da
annullare le borse di studio percepite in questi anni ... io
sarei tenuta a restituire il doppio di quanto percepito e
per me è davvero assurdo visto che ho affidato la mia
contabilità a gente (si presume) esperta!!! Posso
chiedere i
danni al CAAF? P.S. per quanto riguarda le dichiarazioni dei redditi in
questi anni abbiamo sempre fatto riferimento al CAAF del
nostro Comune! Grazie mille in anticipo ... in attesa di
risposta.
RISPOSTA
La responsabilità del professionista è un tema
certamente
prospettabile, ma se e quando Lei dovesse ricevere
richieste di restituzione delle borse di studio.
Piuttosto, per fatti analoghi, nella mia zona di competenza
si è interessata anche la Procura della Repubblica,
ritenendo la falsità ideologica delle dichiarazioni
addotte
a sostegno della richiesta di beneficio.
Si tratta, in questo caso, di un processo penale.
In questo caso, quindi, si rivolga IMMEDIATAMENTE al Suo
legale penalista di fiducia.
Dovrà infatti prima difendersi, e poi eventualmente
contrattaccare per ottenere il risarcimento del pregiudizio
patito.
Resto a disposizione
DOMANDA
buongiorno, nella disperazione circa un anno e mezzo fa ho fatto un prestito con cambiali consegnando il certificato di
proprietà della macchina che non so nemmeno se questo
sia
legale. comunque è 4 mesi che non pago xchè no
riesco. per
il protesto non mi preoccupo visto che mi sono informata
presso la camera di commercioe mi hanno detto che se pago
entro l'anno mi depennano, Vorrei da lei sapere però e
questi protesti è vero che non influiscono sul conto
corrente postale premesso che ho solo lo stipendio non ho
altro e possiedo un bancomat, e poi la finanziaria continua
a sollecitare ma il finanziamento scade a gennaio,possono
fare qualche cosa nel frattempo, tenendo conto che io potrei
anche pagare tutto a gennaio (cosa impossibile) o devono
comunque aspettare la fine del finanziamento per promuovere
azioni? Grazie
RISPOSTA
Purtroppo, loro non hanno obbligo alcuno di aspettare la
fine del finanziamento e possono agire fin da subito,
previa lettera con la quale Le comunicano che Lei è
decaduto dal beneficio della rateazione.
Resto a disposizione
DOMANDA
un agenzia turistica può avvalersi di un dipendente pubblico come direttore tecnico?
RISPOSTA
La risposta è quantomai articolata e complessa.
Data la lunghezza di quanto dovrei esporle La rimando al
seguente indirizzo e-mail: http://www.ord-ing-bo.it/quesiti/1999_11_16.htm
ove il Suo quesito è stato sviscerato da molteplici punti
di vista.
Ove dovessero permanere dei dubbi, non esiti a riscrivermi.
Cordialità
DOMANDA
Buongiorno,sono una ragazza che sta valutado la
possibilità
di acquistare una casa e fare un mutuo per poi darla in
affitto. Prima di farlo pero volevo approfittare della sua
disponibilità per valutare alcuni punti. Io lavoro ma
non
riesco a sostenere un mutuo da sola quindi il mio ragazzo ha
pensato di cointestarlo con me. La domanda è, quali
potrebbero essere le coseguenze legali e le sanzioni (nel
caso in cui ci fossero) che comporta una cointestazione nel
caso in cui la storia finisse e nel caso in cui fossimo
costretti a venderlo? Basta venderlo e chiudere il
mutuo? Dandolo in affitto non risulterebbe prima casa quindi
non ci sarebbe un problema di detrazione, giusto? Grazie per
l'attenzione.
RISPOSTA
Procediamo domanda per domanda.
Se la storia finisce, all'Istituto erogante la cosa
interessa ben poco... i firmatari siete sempre voi due e se
anche la relazione dovesse interrompersi avreste comunque
da affrontare insieme quantomeno il pagamento del mutuo,
secondo accordi che trovereste voi (paga uno, paga l'altro,
pagano entrambi pro quota poco rileva: per la banca è
essenziale che si paghi!!).
Normalmente il mancato pagamento dei ratei comporta la
decadenza dal beneficio della rateazione stessa. Ciò
significa che l'Istituto potrebbe richiedere tutta la somma
residua (capitale ed interessi) senza più concedere
dilazioni. Ove ciò non fosse possibile, decorrerà un
pò di
tempo ma prima o dopo l'Istituto darà mandato al legale per
procedere al recupero forzoso del credito (decreto
ingiuntivo, precetto, pignoramento). Ovviamente chi più ha
più rischia.
Se dovete vendere, il discorso cambia di poco.
Premessa: è sempre conveniente fronteggiare i ratei, per
evitare che la Banca "vi salti addosso"...
Ciò anticipato, procederete alla vendita e con quanto
incassato chiederete all'Istituto di estinguere
immediatamente il mutuo.
Considerate che le modalità di eliminazione del mutuo sono
scritte sul relativo contratto che avete firmato al momento
dell'erogazione.
Di norma, comunque, nulla osta a detta estinzione
anticipata anche se dovrete aspettarVi qualche spesa in
più, sia pure non elevatissima, che la Banca vi chiederà
di
fronteggiare in aggiunta a Capitale ed interesse.
Spero di essere stato sufficientemente esauriente.
Ove così non fosse, mi troverete ancora qui.
Avv. Dario Marrocco
DOMANDA
Lavoro nella pubblica Amm.ne come addetto alle buste paga,
ho inviato regolarmente Mod. CUd ad un mio amministrato, con
allegata scheda conguaglio fiscale con cui il suddetto
risultava a debito e si invitava a versarne il totale
compreso le addizionali . Faccio presente che sul Mod.al
punto 1 è dichiarato realmente il reddito percepito,
mentre
ai punti 5,6,10,11,13 sono scritte le varie ritenute
comprensivo il conguaglio con cui se ne chiede il versamento
, ho versando direttamente al datore di lavoro che
provvedeva a versare in tesoreria e/o in alternatina con
Mod. F24. La risposta è stata , che sul Mod CUD sono
state
evidenziate le ritenute già pagate, e pertanto nulla
è
dovuto, non tenendo presente il conguaglio fiscale e le
eventuali addizionali. E' giuso pagare o no ?
RISPOSTA
Dovrebbe ricevere la documentazione che attesta questo
pagamento e soprattutto la tempestività dello stesso.
Senza tali elementi è impossibile essere precisi.
Mi faccia sapere
DOMANDA
Buongiorno,
vorrei domandarvi quanto segue:
un comune, tramite il dirigente preposto, può rivalersi
sui
responsabili di servizio, per stipula, dall'anno 2002
all'anno 2007,senza adesione degli stessi, di polizza
assicurativa per colpa grave? Ringrazio
Bandini Fausto
RISPOSTA
In linea teorica senz'altro si.
Ma dovrei saperne molto di più, per esprimere un parere.>
Resto a disposizione
DOMANDA
salve vorrei chiedere: la quattordicesima mi viene inserita nella busta paga di giugno in un unica soluzione alzandomi le ritenute irpef, tanto a dicembre c'è il conguaglio!! Ma perchè devo anticipare dai 100-150-200 euro (altri colleghi) allo stato per riaverli a dicembre? c'è una normativa in mia tutela (lavoro dipendente)? grazie, buonasera
RISPOSTA
Temo, purtroppo, non ci sia nulla da fare. Dovremmo incidere, come cittadini, sulle normative fiscali. Ciò che -per il momento- non accade.
DOMANDA
mia mamma è deceduta nel 2003 invlida civile nel 2006
mi è
arrivata una comunicazione da parte dell'inps che chiedeva
la restituzione di Euro411,80 quale indennità di
accompagniamento non dovuta a causa di un ricovero
ospedaliero la sottoscritta figlia non avendo avuto in
eredità nessun bene dalla madre, avendo però>
provveduto in
vita della stessa ad aiutarla a pagere la retta
dell'ospizio è obbligata a pagare l'importo
dall'inps
preteso?? nel ultima richiesta precisano che in caso di
mancato pagamento agiranno per vie legali.
RISPOSTA
Non è importante cosa Lei abbia ricevuto in eredità ...
infatti Lei potrebbe avere accettato, anche implicitamente,
di essere erede di una massa dal valore zero.
E' importante sapere se Lei ha accettato o meno l'eredità.
Se ha accettato Le tocca restituire la somma indebitamente
percepito.
Se non ha accettato l'eredità (e questo dovrebbe risultare
da qualche atto, anche notarile) allora deve far presente
la circostanza all'INPS. Infatti, in questa ipotesi, non Le
toccherebbe pagare alcunchè.
Se poi l'INPS dovesse insistere potrà resistere davanti al
Tribunale competente.
Mi faccia sapere.
DOMANDA
Salve avvocato,
ho ereditato da un parente un'immobile, in quanto mi ha
nominato erede universale di tutti i suoi beni, i parenti si
sono fatti avanti richiedendo una perizia calligrafica, quindi
farmi sottopormi a perizia in quanto dubitano che l'ho
scritto io. Lo possono fare e che costo avrebbe? e se
risultassi che la scritura è mia cosa potrebbero
farmi? Si
va in causa? E sarebbe una causa penale? Aspetto una sua
gentile risposta Saluti
RISPOSTA
Possono senz'altro richiederla, la perizia calligrafica.
Nessuno, fino al momento in cui non iniziasse una causa e >
non vi fosse un ordine del Giudice in tal senso, può >
costringerla a sottoporsi a detta perizia calligrafica.
Peraltro, temo che se Lei si rifiuta il contenzioso legale
sarà inevitabile.
Il costo di una perizia, sinceramente, non saprei
quantificarlo. Quello di una causa civile di primo grado,
salvo appello ed eventuale Cassazione, si aggira intorno ai
10.000 euro tutto incluso a carico normalmente della parte
che perde.
Ove dovessero accertare in giudizio che l'atto con il quale
la si nomina erede universale è falso perchè
sottoscritto
da Lei, l'indicazione non sarebbe più valida e si
procederebbe alla redistribuzione ereditaria come se detto
documento non fosse mai esistito.
E' possibile anche che inizi una causa penale, per falso ed
eventualmente truffa.
Le ricordo, infine, che quando si nomina taluno erede >
universale si deve comunque garantire agli altri eredi la
cosiddetta quota di legittima, che è intangibile in ogni
caso.
Non posso dirLe a quale percentuale ammonti nel suo caso, >
in quanto la legittima varia a seconda della qualità (es.
madre, padre, fratelli, figli, nipoti del de cuius) e del
numero degli eredi legittimi.
Il codice civile comunque disciplina in maniera puntuale
ogni singolo caso che può verificarsi. Quindi potrà
controllare lì agli artt. 553 e seguenti c.c..
DOMANDA
Sono il legale rappresentante di una s.r.l. che opera nel
settore delle costruzioni edili. Ho ricevuto, relativamente
agli anni 2004 e 2005, un invito a depositare, presso
l'Agenzia dele Entrate competente, i documenti fiscali,
tutti, compresi i contratti di appalto. Dall'esame delle
documentazioni il Funzionario ha eccepito, oltre ad alcune
presunzioni circa la bassa redditività , l'errata
applicazione dell'IVA (10% in luogo del 20%) relativa ad
alcuni lavori svolti per conto del Ministero LL.PP.
addebitandomi la differenza unitamente a sanzioni ed
interessi. Tenuto conto che da approfondimenti in materia ho
verificato la corretteza della richiesta del Funzionario,
vorrei conoscere le possibiltà che ho di recuperare
detta
imposta, addebitandola al Committente, in caso dovessi
concordare, a seguito di adesione in sede di contraddittorio, il dovuto pagamento. Grazie.
RISPOSTA
Ottenuti i dovuti chiarimenti da parte del tributarista di
mia fiducia, sono ad esplicarLe il risultato delle nostre
ricerche.
In linea di principio, sarebbe generale la possibilità di
rivalsa per quanto sborsato in surplus in materia di IVA.
Tuttavia, il relativo decreto presenta un articolo
specifico, finalizzato a disciplinare proprio il caso da
Lei prospettato (errore nell'applicazione del saggio).
La norma conferma in astratto la ripetibilità di quanto
andrà a sborsare a seguito dell'accertamento. Subordina
però questo diritto ad una serie di condizioni.
Infatti si sarebbe dovuto tempestivamente procedere ad
apposita nota di variazione del saggio stesso, comunicando
cioè al committente che in luogo del 10% andava applicato
il 20%.
Con l'accertamento fiscale questo diritto decade, ai sensi
dell'art. 60 del decreto IVA.
E' anche da dire, ad onor del vero, che è onere della
parte
interessata -e cioè del committente- eccepire la
violazione
di questo art. 60, non potendola il Giudice rilevarla
d'ufficio in corso di una eventuale causa.
E' quindi possibile anche questo scenario, per quanto
residuale: si emette nota di variazione in favore del
committente; indi, si propone azione per recupero la somma
sborsata in surplus a seguito dell'errore nell'applicazione
del saggio IVA; controparte non eccepisce l'art. 60; la
causa viene vinta nonostante si sia teoricamente decaduti
dalla richiesta.
Il mio collega ritiene che una simile strada abbia non più
del 25% di possibilità di successo e sta, in casi
analoghi,
studiando strade alternative.
All'uopo, essenziali per una risposta definitiva sono
innanzitutto una copia dei contratti in questione per una
verifica della qualificazione sostanziale degli stessi; in
più, ove vi fosse documentazione proveniente dal Ministero
in cui è essa ad affermare che il saggio IVA applicabile
è
del 10%, questa risulterebbe di estremi interesse ai fini
della proposizione di un'azione legale.
Resto a Sua disposizione.
Avv. Dario Marrocco
DOMANDA
Salve, ho un quesito da porre. Avendo ricevuto da pochi giorni un'istanza di pagamento relativa all'ICI degli anni 1997 e 1998, notificata dall'esattoria in data 05/2004 (ICI 98) e in data 05/2005 (ICI 97-98), e avendo appurato che l'avviso di pagamento inviato dall'Ufficio Tributi comunale risale al 3/12/2002 vorrei sapere se dopo aver pagato il dovuto, è possibile fare un ricorso per il risarcimento in quanto l'ICI del 97-98 cadeva in prescrizione in data 31/12/2001. E' anche vero che un emendamento, approvato il 14 dicembre, alla Finanziaria 2002 (legge n. 448 del 28.12.01) all'art. 27 comma 9 ha disposto che i termini per l'accertamento e la liquidazione dell'imposta comunale sugli immobili scadenti il 31 dicembre 2001 sono prorogati al 31 dicembre 2002.
1: è possibile che una legge sia datata anteriormente all'approvazione dell'emendamento?
2: essendo l'emendamento stato approvato 11 gg dopo l'invio dell'avviso da parte del comune può non avere validità l'avviso stesso?
3: secondo lo statuto dei contribuenti, i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati. E' vero?
Ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti
RISPOSTA
Iniziamo con il dire che la prescrizione è quinquennale e
che ognuno degli atti che Lei ha ricevuto interrompe la
prescrizione stessa.
Quindi, purtroppo, la somma è da pagare e credo che
un'azione per risarcimento danni sarebbe perdente ...
Lo statuto dei contribuenti non costituisce normazione
primaria ... quindi, anche ove attivo non potrebbe derogare
alla legge in materia di prescrizione ...
In ogni caso, la Sua istanza è condivisa da molti
contribuenti che si sentono in posizione di oggettivo
svantaggio nei confronti delle Amministrazioni statali.
Le consiglio di prendere contatto con una di esse ... anche
ove fossero proposte azioni collegiali che si rivelino
perdenti, Lei sosterrà esborsi assolutamente inferiori a
quelli di un legale scelto da Lei.
Avv. Dario Marrocco
DOMANDA
Buonasera. Hanno emesso fatture per 30 mln di euro col nome
della mia ditta. Un avv.to mi ha consigliato di dichiarare che
ho venduto in nero e che le fatture non sono false. Perchè
dovrei dichiarare questo? Come faccio a dimostrare che non sono mie?
Premetto che ne la firma ne la carta intestata sono
mie! Grazie
RISPOSTA
Perchè l'avvocato abbia consigliato questo, sinceramente non potrei saperlo... evidentemente, c'è stata una
valutazione sulla scorta di dati che non sono in mio
possesso ...
Tuttavia, ogni professionista -ovviamente- vede la
problematica con la lente di ingrandimento dei propri
occhi ... magari un altro legale avrebbe dato consiglio
diverso ... mio parere, un esposto alla Procura della Repubblica, in
cui racconta come sono andati realmente i fatti, potrebbe
essere una buona soluzione ...
Ma ripeto ... è solo una riflessione prima facie ... e
magari
ci sono altri fattori da valutare che io non conosco ... Mi
faccia sapere ...
Cordialmente
Avv. Dario Marrocco
DOMANDA
Ho urgente bisogno di avere una risposta a
questa domanda: un collaboratore di impresa familiare
può
avere una partita iva? ringrazio!!
RISPOSTA
Il
collaboratore di impresa familiare puo acquisire in
genere
la P.IVA autonoma ma addirittura se ci sono i presupposti
di legge può rientrare nel regime dei contribuenti minimi
e/o marginali previsto nella Finanziara 2008: (in effetti
non sta scritto da nessuna parte che i collaboratrori di
impresa familiare in possesso anche di una partita IVA
autonoma debbano essere esclusi dal nuovo regime. Tra
l'altro, per quanto abbia cercato, non ho trovato
alcun
riferimento ad una fattispecie del genere. Per quanto mi
riguarda, se le norme le dobbiamo leggere e non indovinare,
debbo concludere che non essendo esclusi, possono essere,
di conseguenza, inclusi.)
Con stima
Lorenzo
D'Incecco
dottore commercialista e socio Area Consulting Srl
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