| (26 aprile 1996) - Descrizione tutta personale e distaccata dell’Abruzzo. Appare significativo che abbia scritto nello stesso giorno lo stesso testo in versi ed in prosa, quasi a voler segnalare come la forma espressiva sia determinante per esprimere le molteplici facce di uno stesso sentimento. di Mario D'Alessandro
Il brano dai contenuti ermetici, è in effetti una premonizione di ciò che gli è accaduto il 4 luglio 2007 alle 21,30
Un'appartata regione nel globo Boreale, lì dove una volta l'unico Impero (1), quello di cui ora io porto il nome, fu grande, nel Vecchio C. Due montagne (2) la proteggono, dagli altri, il mare, la temperatura e ciba. La neve fresca ricopre il ghiaccio dei canaloni, le colline bianche sembrano cumuli di zucchero. Tanti ruscelli vengono ora giù dai Grandi, ed i Piccoli se ne dissetano. Il grano e l'orzo crescono freschi, e l'erbetta tenera sazia le fattrici di latte che nutre i pargoli che diverranno adulti e vivranno delle protette terre. Tutti tranne uno.(3) Il sole cuoce e l’acqua ribolle dal calore e provoca improvvisi temporali. La terra è rinfrescata e la sera vissuta. La foresta è accogliente ed il sole filtrato dai suoi rami è piacevole sulla pelle nuda. Le foglie cadono, l'aria aspra dal pino colorata, gli scogli spumeggiano, i lupi si avvicinano.
Immagina di volare * verso questa ... immensità. Sfiorando la cima di un Grande (4) potrai scorgere il pastore che grida alle pecore, ed il cane che rincorrendo un giovane lo conduce a ragione. Sull’altro lato, vedi quei lupacchiotti rincorrersi sulla neve dopo essersi saziati della dura e nutriente carne di cervo. Scendendo giù potrai vedere quella Poiana che cacciando picchia su uno sparuto Leprotto che ancora giovane viene ingannato ed ucciso dal destino. (5) Guarda lì, compagno di ventura, siamo arrivati a valle, e c’è davanti la collina sorta in onore del Piè Veloce. (6) Ma ... ascolta, cos'è quel suono, stridulo: un Pellegrino che cacciando insegue una rondine che si rifugia sotto una grondaia e ..., ora un latrato, è famigliare, è il mio Cane (7) che mi saluta. Allora siamo anche ad un passo dal mare! Tuffiamoci allora tra le sue soffici braccia. Un sole rosso lambe l’orizzonte, il cielo è rosa e ... un altro giorno inizia. (8) C'è un mondo nuovo, quaggiù, nuove avventure da ...
Ora solo, nell'immenso blu del mare. Tiro fuori la testa. Il fuoco, è lì, sulla terra. Brucia, è rosso, caldo, mi attrae. C'è guerra laggiù, devo andare. E' più forte di me. Monto a cavallo e volo, veloce, verso la battaglia. Ci sono; la mia terra, in pericolo, il Cane, morto; rabbia; furore. Combatto, mordo, graffio, uccido, cerco la libertà. Guarda lì, un bimbo, il Nemico (9) lo assale, sono in due, tre. Vado a salvarlo, li uccido, è vivo, è salvo, dolore, un colpo, sono ferito. Il sangue fuori dalle mie ferite bolle, la Morte, la vedo ... amica non farmi male ... non troppo la morte può essere una grande avventura, non sono spaventato, è vita. Ora sono libero, e ricomincio di nuovo il Volo. Abruzzi miei, volo verso un'altra terra.
(1) Impero Romano, Lui è Romano Luca (2) i due monti abruzzesi Maiella e Gran Sasso (3) "diverranno adulti e vivranno delle protette terre" Tutti tranne uno: Lui non sarà adulto * sono in due, l'altro e luca Bregoli, morto insieme a Lui (4) Grande "Corno Grande del Gran Sasso" (5) "ancora giovane viene ingannato ed ucciso dal destino" il destino di Luca (6) "Pie Veloce" è Achille, fondatore di Teate, cioè l'attuale Chieti (7) "il mio cane", il Suo cane è morto da tempo (8) "un altro giorno inizia" è l'alba del giorno successivo alla Sua morte avvenuta alle ore 21,30 circa Lui torna perchè ha realmente lasciato due situazioni molto difficili (ci sono testimonianze) combatte in effetti in due momenti, in uno il "Nemico" (9) cioè il demone. Infine vola verso un'altra terra.
PARAFRASI Un’appartata regione nel globo boreale, lì dove una volta l’unico Impero, quello di cui ora io porto il nome, fu grande, nel Vecchio C. Due montagne la proteggono, dagli altri, il mare, la tempera e ciba. La neve fresca ricopre il ghiaccio dei canaloni, le colline bianche sembrano cumuli di zucchero. Tanti ruscelli vengono ora giù dai Grandi, ed i Piccoli se ne dissetano. Il grano e l’orzo crescono freschi, e l’erbetta tenera sazia le fattrici di latte che nutre i pargoli che diverranno adulti e vivranno delle protette terre. Tutti tranne uno. Il sole cuoce e l’acqua ribolle dal calore e provoca improvvisi temporali. La terra è rinfrescata e la sera vissuta. La foresta è accogliente ed il sole filtrato dai suoi rami è piacevole sulla pelle nuda. Le foglie cadono, l’aria aspra dal pino colorata, gli scogli spumeggiano, i lupi si avvicinano. Immagina di volare verso questa... immensità. Sfiorando la cima di un Grande potrai scorgere il pastore che grida alle pecore, ed il cane che rincorrendo un giovane lo conduce a ragione. Sull’altro lato, vedi quei lupacchiotti rincorrersi sulla neve dopo essersi saziati della dura e nutriente carne di cervo. Scendendo giù potrai vedere quella Poiana che cacciando picchia su uno sparuto Leprotto che ancora giovane viene ingannato ed ucciso dal destino. Guarda lì, compagno di ventura, siamo arrivati a valle, e c’è davanti la collina sorta in onore del Piè Veloce. Ma... ascolta, cos’è quel suono, stridulo: un Pellegrino che cacciando insegue una rondine che si rifugia sotto una grondaia e..., ora un latrato, è famigliare, è il mio Cane che mi saluta. Allora siamo anche ad un passo dal mare! Tuffiamoci allora tra le sue soffici braccia. Un sole rosso lambisce l’orizzonte, il cielo è rosa e... un altro giorno inizia. C’è un mondo nuovo, quaggiù, nuove avventure da... Ora solo, nell’immenso blu del mare. Tiro fuori la testa. Il fuoco, è lì, sulla terra. Brucia, è rosso, caldo, mi attrae. C’è guerra laggiù, devo andare. E’ più forte di me. Monto a cavallo e volo, veloce, verso la battaglia. Ci sono; la mia terra, in pericolo, il Cane, morto; rabbia; furore. Combatto, mordo, graffio, uccido, cerco la libertà. Guarda lì, un bimbo, il Nemico lo assale, sono in due, tre. Vado a salvarlo, li uccido, è vivo, è salvo, dolore, un colpo, sono ferito. Il sangue fuori dalle mie ferite bolle, la Morte, la vedo... amica non farmi male... non troppo. La morte può essere una grande avventura, non sono spaventato, è vita. Ora sono libero, e ricomincio di nuovo il Volo. Abruzzi miei, volo verso un’altra terra.
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