| L’autore si identifica con l’immagine nello specchio? O tenta uno sdoppiamento di personalità nella persona amata? Che non è più? O della madre? Domande che suscitano inquietudini perché di difficile risposta. di Mario D'Alessandro
La mia immagine riflessa allo specchio e subito il tuo viso nel mio, il tuo sguardo nel mio, i tuoi occhi nei miei. Il dolore è sempre lo stesso, vederti non poterti avere, somigliarti non essere te. Ombra al seguito, compagna quotidiana del mio cammino, allo specchio diventa reale assume concreta fisionomia. Nascevi per me madre, per te io figlia. Improvvisamente tu figlia, io madre. Ieri, avrei dato la mia vita per proteggere la tua, per proteggere la mia, per evitare tanto dolore. Oggi, non posso dimenticarti, non posso cancellarti, cancellare il solco profondo, il vuoto che hai lasciato, non posso. Anima limpida pulita occhi profondi e sinceri, chiudo i miei e appari nei sogni nei ricordi di bambina felice. Risata rimbomba nei corridoi della casa così voluta mai vissuta, fantasma vestito di bianco nell’estate della disperazione, della malattia. Avendo compreso, non potevo agire condannata a restare in un angolo, in disparte a guardare la tua vita finire… …in quei giorni le lacrime nel buio della mia stanza le preghiere tutto si è esaurito, quasi morte con te per sempre. Irrimediabilmente, il mio dentro si è spezzato, consumata disperazione impossibilità di salvarti terrore nel non controllare le situazioni paura di non essere all’altezza. Oggi, Madre, se prendi il mio cuore e lo avvicini all’orecchio puoi sentire con nitida chiarezza il dolore della mancanza il desiderio di riconquistare uno spazio sereno l’inquietudine di trovare la giusta collocazione la fierezza e l’orgoglio di somigliarti la percezione profonda di non esserne degna e ancora la mia immagine riflessa allo specchio appari nel mio viso e mi sorridi con amore, amore che appartiene solo a te che unicamente tu conosci del quale solo tu sei capace… è insito nella tua stessa natura di Madre. Tanto tempo fa bambina, fanciulla, giovane donna, sposa e Madre. Naturalmente equipaggiata di bellezza, freschezza, cultura. L’ammirazione del mondo circostante, la leggerezza dell’aria al tuo passaggio, la limpida luminosità del tuo nome, la gentilezza e la grazia del tuo animo, la casa in costruzione per te, niente è bastato per fermare il tempo niente dura in eterno niente è servito per tenerti con noi. Creatura meravigliosa, troppo a lungo mi sono chiesta il perché una risposta trovata, mi risuona nella testa rompe il silenzio della disperazione nel non poterti vedere, non poterti abbracciare nel guardarti solo in fotografia: forse non eri nata per questo mondo non appartenevi a questa dimensione. Poter scrivere pagine e pagine, tirare fuori il dolore, affidargli una forma, consegnarlo al mondo, esprimerlo e gridarlo non basta ad esorcizzarlo, implorare la catarsi, per riuscire a dimenticarlo: è impossibile cancellarlo… come te, immagine riflessa nella mia compagna del mio percorso giorno per giorno è parte di me da sempre vive e si alimenta dentro di me insieme al desiderio di pronunciare di nuovo il tuo nome di chiamarti per l’ultima volta Madre, riportare alla memoria tale sensazione ricordare quel che si prova nell’essere figlia. Madre, grazie per essere stata per me quanto sei stata ricordo impalpabile, farfalla multiforme e variopinta che sfugge la presa, Stella alpina nascosta tra le cime montuose, Stella marina intrecciata a rami di corallo nei fondali di un’isola, Stella del cielo che splende trionfale nell’immensità del creato e veglia sulla sua casa e sui suoi cari, fiore di plumbonia attorcigliato alle pareti della mia vita, vivrai per sempre nel mio viso non morirai mai nei miei pensieri sei viva ogni attimo nei miei ricordi. Ed ecco che appari negli occhi di quanti, ricordando, mi osservano, e nei miei, immagine riflessa incorniciata in questo specchio.
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